Ciclista muore per un malore. Condannato il medico che rilasciò l'idoneità agonistica

Aggiornato il: 29 dic 2020

Una gita in bicicletta è risultata fatale per un uomo di 74 anni, deceduto mentre rincasava da una giornata passata sulle due ruote. Per questo è stato reputato responsabile il medico della vittima, condannato a 8 mesi per omicidio colposo.


La vittima era un ciclista amatoriale che da anni pedalava con una società sportiva della quale era tesserato. Secondo le accuse mosse dai famigliari della vittima, il medico del 74enne avrebbe rilasciato il permesso di idoneità all'attività agonistica con troppa superficialità.


La vicenda partì da una querela dei famigliari della vittima, che in sede civile ottennero un risarcimento di centinaia di migliaia di euro, per poi sfociare nel penale con la condanna per omicidio colposo.


Il medico non ha effettuato una visita adeguata


Le responsabilità in capo al medico vennero supportate dagli esiti dell'esame autoptico che evidenziarono come il medico non avesse effettuato una visita adeguata e, da qui, la decisione del giudice di condannare il medico che non sarebbe nemmeno stato in grado di rilevare nel paziente malattie facilmente individuabili.


Stando all'ipotesi accusatoria, la morte per arresto cardiaco dell'uomo si sarebbe potuta evitare se il camice bianco avesse predisposto accertamenti di secondo livello; il caldo estivo, invece, non avrebbe avuto un'incidenza rilevante nella morte secondo quanto riportato dalla perizia del tribunale.


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Fonte: Responsabile Civile

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