Progettisti, quando la "perizia" non basta. Errori e negligenze nelle professioni tecniche

Aggiornato il: 6 giorni fa

Architetti, geometri, ingegneri e tutti i progettisti in genere possono commettere degli errori nell'esecuzione del proprio lavoro, con conseguenze che si possono ripercuotere sulle persone oppure, se il committente è un ente pubblico, causando un danno erariale.


Per questo motivo una polizza assicurativa che tuteli le professioni tecniche si rivela lo strumento più efficacie per il progettista. Ma quando si può parlare di errori derivanti da negligenza del progettista?


Cos'è la diligenza nell'esecuzione dei lavori?


Nel caso degli architetti i danni causati da negligenza o da progettazioni sbagliate possono essere diversi e il professionista è sempre tenuto a rispondere in prima persona.


Tuttavia, ancora prima di arrivare a parlare di danni, sia il Codice civile che i codici deontologici delle varie categorie parlano di "diligenza" nell'esecuzione dei lavori da parte del professionista. Poiché tale concetto appare abbastanza astratto, si è reso necessario circoscriverne il significato: perciò si parla di diligenza in riferimento all'insieme di conoscenze e competenze in capo al professionista e che egli deve ottemperare nel modo più scrupoloso possibile.

Cos'è la perizia?


Quindi, per il professionista sarebbe più corretto parlare di "perizia", ovvero l'insieme di competenze derivanti dallo studio e dall'esperienza e che gli permettono di eseguire la prestazione a "regola d'arte".


Perciò è in base a questo concetto di diligenza e perizia che si deve valutare l'entità del danno cagionato dal professionista e se questo sia stato commesso con colpa (come negligenza o imperizia) o con colpa grave (palese imprudenza o scelte grossolane e superficiali).


Sulla base di ciò, ne risulta che il professionista risponde del danno solo quando non ha usato la diligenza e la perizia richieste nell'esecuzione dell'opera. Ovviamente il professionista è esente da qualunque scusante qualora alla base del danno vi sia il dolo, ovvero l'intenzionalità del danno.


La responsabilità del danno si estende anche alla ditta appaltatrice


Tuttavia, se è vero che l'architetto deve sempre rispondere in prima persona dei suoi errori, è altresì vero che la responsabilità del danno si estende anche alla ditta appaltatrice che esegue i lavori. Questo è stato sancito da una sentenza della Corte di Cassazione (20214/2017) la quale stabilisce che l'impresa esecutrice è responsabile dei difetti presenti nel progetto che è chiamata a realizzare, anche se il progetto è stato redatto da un professionista esterno.


Secondo la Cassazione, se l'appaltatore ha le competenze per segnalare eventuali difetti progettuali è tenuto a comunicarli tempestivamente al committente; se invece l'appaltatore, pur avendone facoltà, non segnala i difetti nel progetto al committente dovrà concorrere al risarcimento dei danni.


Errori di progettazione: alcuni esempi concreti


Per quanto riguarda i progettisti, gli errori di calcolo o di progettazione possono essere molti e di svariata natura e nel corso del tempo si sono verificati casi più o meno eclatanti.


Un caso davvero curioso riguarda un grattacielo di Londra chiamato "The Walkie Talkie" per via della sua forma, sebbene esso sia divenuto famoso per avere un'altra caratteristica, ovvero quella di bruciare tutto ciò che lo circonda. A causa di un errore di progettazione, infatti, gli specchi concavi che ricoprono la facciata dell'edificio catturano e riflettono la luce del sole a tal punto da far registrare temperature elevatissime.


Nell'estate del 2013 il riflesso dei raggi emanati dagli specchi dell'edificio hanno raggiunto temperature tra i 90 °C e i 117 °C, causando lo "scioglimento" delle carrozzerie delle auto parcheggiate sotto l'edificio e la bruciatura della moquette di un negozio di fronte al grattacielo. Come conseguenza, architetti e ditte esecutrici hanno dovuto risarcire i danni causati ed erigere delle barriere protettive attorno all'edificio.


Nel campo dei trasporti è capitata una "svista" di progettazione alquanto madornale ai nostri compagni francesi che hanno costruito dei modernissimi treni per il servizio dei pendolari, peccato che i convogli si sono rivelati troppo larghi per entrare nelle stazioni. Così i tecnici delle ferrovie hanno dovuto risistemare le banchine di 1300 stazioni francesi per permettere il transito dei nuovi treni, il tutto per un costo complessivo di circa 50 milioni di euro.

Può un ponte crollare a causa del vento?


Evidentemente sì, poiché è quello che è successo al ponte di Tacoma, negli Stati Uniti, il quale è crollato in seguito alle sollecitazioni di forti folate di vento per un errore di progettazione piuttosto madornale. La struttura del ponte, costruito tra il 1938 e il 1940 (e crollato l'anno stesso), fu progettata senza un adeguato smorzamento delle sollecitazioni e causa di ciò è bastato un forte vento per far torcere una campata della struttura provocandone il crollo.


Un errore ancora più madornale è stato commesso nella costruzione di Intempo, ovvero il più alto edificio residenziale d'Europa, che si trova a Benidorm, in Spagna. La struttura, ultimata nel 2014, è formata da due torri gemelle parallele alte 200 metri e unite alla sommità da un cono rovesciato. Peccato che dal 21° al 47° piano manchino gli ascensori, costringendo gli inquilini a intense sessioni di allenamento forzato su e giù per le scale. La causa di questa "dimenticanza" sarebbe dovuta alla modifica del progetto originario, che all'inizio prevedeva che l'edificio terminasse al 21° piano mentre i piani successivi sono stati aggiunti in un secondo momento durante la sua costruzione, sebbene sprovvisti del vano ascensore.


Come si può notare da questi esempi, e come è stato reso obbligatorio dal legislatore, una polizza assicurativa che tuteli l'operato di un progettista è indispensabile e noi di Assistudio Perboni disponiamo di uno dei migliori prodotti di R.C. per le professioni tecniche.


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Fonti: Legislazione tecnica - Social Up - La legge per tutti

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