Donazione opere d'arte. Condannati eredi dell'artista e Comune per danni alle opere

Aggiornamento: 29 dic 2020

Ci siamo già occupati di prestito di opere d'arte private per l'allestimento di mostre e di quali problematiche possono insorgere in caso di danneggiamento delle stesse. Ma cosa succede quando la donazione di opere è volontaria e concordata con un ente territoriale?


È la vicenda che vede protagoniste le eredi dell'artista Claudio Costa, pittore e scultore, e il Comune di Verona. Il patto era molto semplice: le eredi avrebbero donato un cospicuo numero di opere al Comune che, sua volta, avrebbe trovato il modo di valorizzarle.


Tutto questo avveniva nel 1997. Il Comune si era dunque reso disponibile ad accettare la donazione di 18 opere iniziali, a concedere il deposito decennale gratuito di ulteriori 42 opere, il vincolo di inalienabilità con deposito gratuito di 58 opere e di ulteriori 10 oggetti.


In una delibera del 1997 il Comune di Verona aveva sottolineato il grande valore culturale delle opere e si era formalmente impegnato alla loro conservazione e valorizzazione; e così nel 1998 venne organizzato il trasferimento delle suddette opere da Genova all'ex arsenale militare di Verona.


Numerosi anni dopo le eredi dell'artista vennero a sapere che le opere erano state soggette a deterioramento e addirittura a distruzione, in seguito all'allagamento dell'ex arsenale, e di come le opere superstiti fossero prima state spostate in altri magazzini e in seguito ritrasferite a Genova.


Da qui l'intenzione di citare in giudizio il Comune di Verona da parte delle eredi dell'artista per la richiesta di risarcimento dei danni subiti e della perdita di alcune opere dovuta all'incuria e al loro ricovero del tutto inadatti. Il Comune, dal canto suo, aveva a sua volta chiesto un risarcimento alle eredi per via delle spese sostenute dall'amministrazione per il trasferimento delle opere, una cifra che non doveva competere all'ente territoriale.


Su queste basi si è dovuto esprimere il Tribunale di Verona. Con la sentenza del 17/02/2016 i giudici n